Il primo sconvolgente contatto con Goma è stato nel 2009. Una grande città di 2 milioni di abitanti. Sembrava in stato di abbandono: strade devastate dalla furia del vulcano di Nyiragongo, invase di folla, di militari appartenenti alla Monusco e di autovetture delle ONG: se ne contavano fino a 400. E oltre mezzo milione di profughi attorno alla città.
È subito risultato evidente che il tipo di mobilità essenzialmente svolto con motoveicoli sarebbe stato foriero di grande attività traumatologica. A questo si associava una naturale patologia traumatologica pediatrica, presente a tutte le latitudini, numerosi esiti di ustioni, una patologia delle deformità congenite ed una patologia artrosica degenerativa legata ad un numero discreto di anziani.
La prima necessità è stata quella di far conoscere la nostra associazione per cui abbiamo girato per tutto il Nord e Sud Kivu fino al 2018, anche per evitare lunghi e costosi spostamenti ai pazienti.
Continuità e qualità in loco del nostro lavoro può essere realizzata solo con la presenza di specialisti ortopedici locali. Così dal 2014 sosteniamo con borse di studio, la formazione di medici congolesi in diverse specializzazioni.
Ora la nostra attività si è decisamente semplificata perché tutto il lavoro di preparazione è svolto da loro. Insieme facciamo solamente l’ultima scelta sull’operabilità, soprattutto dei casi più complessi.